11 luglio 2019 – La lezione recitata “ENEA PROFUGO” a Chiaravalle (AN)

Andrea Caimmi

Giovedì 11 luglio 2019, h 21.15, cortile sul retro della Biblioteca Comunale “Massimo Ferretti”, Piazza Mazzini 3, Chiaravalle – AN (in caso di pioggia, all’interno della biblioteca)
Replica promossa e ospitata da Comune di Chiaravalle, nell’ambito dell’evento “Se c’è una strada sotto il mare – III edizione”

Lezione recitata –“ENEA PROFUGO”
di Franco Pezzini, con Andrea Caimmi

Ai nostri giorni di fronte a immagini di colonne di profughi, sensi d’identità minacciate, difficoltà di integrazioni culturali, crisi economica e crisi climatica, è ricorrente la sensazione di trovarci davanti a una situazione inedita, per cui non saremmo dotati di categorie adeguate: ed è provocatorio pensare che invece proprio i grandi poemi alla base della cultura occidentale già evochino un quadro di situazioni e di problemi non troppo dissimile. E se non ci forniscono risposte preconfezionate, aiutano a ragionare su quale categoria-futuro pensiamo di ridisegnare tutti assieme.
Nata su commissione di un principe ambizioso per celebrare una nuova età dell’oro, l’Eneide si sviluppa nel segno di una ben più profonda ricerca interiore, che resta incompiuta per la morte di Virgilio ma forse anche per l’impossibilità di conciliare presupposti ed esiti. La lettura trionfalistica e grevemente ideologica di grande poema imperiale con cui verrà pubblicata contro la volontà dell’autore, e spacciata ancora per lungo tempo come interpretazione unica, si confronta in realtà con un quadro piuttosto diverso sottostante, e con un disagio dove la crisi di Virgilio si specchia in quella del tempo remoto del suo eroe. Lontano da ogni caricatura di marmo, Enea col suo popolo è un profugo allo sbando nel più grave collasso di sistema del mondo antico, quello che travolge l’età del bronzo (circa 1200-1150 a.C.): una crisi – climatica, politica, economica, culturale, religiosa – che dai Balcani al Caucaso, dall’Egeo al Nord Africa, dall’Anatolia giù per tutto il Levante e con ricadute fino al Mediterraneo occidentale vede migrazioni coatte, crolli d’imperi e nascite faticose di nuovi assetti, ibridazioni culturali improvvisamente accelerate e naturalmente recezione di tanto trauma nei miti.

Per maggiori dettagli, consulta la scheda in pdf

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Lezioni Recitate è un progetto nato nel 2011; promosso da Consiglio Regionale del Piemonte – Comitato Resistenza e Costituzione, è stato realizzato dalla Compagnia Marco Gobetti in collaborazione con il Centro studi Piero Gobetti; e successivamente con Unione culturale Franco Antonicelli, Parco Paleontologico Astigiano, ASTISS – Polo Universitario Asti Studi Superiori, Istituto di studi storici Gaetano Salvemini.

Dal 2016 il repertorio delle Lezioni Recitate si è arricchito, andando a toccare – oltre alla storia – la disciplina dell’archeologia; nel 2018 i titoli in repertorio diventano undici, con l’allestimento – pure nell’ambito del progetto “Riprendo la Storia – Conflitti, lavoro e migrazioni dalle Langhe al mondo” – di quattro nuove lezioni recitate, ascrivibili alla storia, all’archeologia, alla letteratura e all’antropologia.

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2 giugno 2019 – La lezione recitata “Enea profugo” a Civitanova Marche

Andrea Caimmi

Domenica 2 giugno 2019, h 17.30, Moletto Medusa, Civitanova Marche
Replica promossa e ospitata da “GustaPorto – Lo spettacolo del Mare e della Pesca

Lezione recitata –“ENEA PROFUGO”
di Franco Pezzini, con Andrea Caimmi

Ai nostri giorni di fronte a immagini di colonne di profughi, sensi d’identità minacciate, difficoltà di integrazioni culturali, crisi economica e crisi climatica, è ricorrente la sensazione di trovarci davanti a una situazione inedita, per cui non saremmo dotati di categorie adeguate: ed è provocatorio pensare che invece proprio i grandi poemi alla base della cultura occidentale già evochino un quadro di situazioni e di problemi non troppo dissimile. E se non ci forniscono risposte preconfezionate, aiutano a ragionare su quale categoria-futuro pensiamo di ridisegnare tutti assieme.
Nata su commissione di un principe ambizioso per celebrare una nuova età dell’oro, l’Eneide si sviluppa nel segno di una ben più profonda ricerca interiore, che resta incompiuta per la morte di Virgilio ma forse anche per l’impossibilità di conciliare presupposti ed esiti. La lettura trionfalistica e grevemente ideologica di grande poema imperiale con cui verrà pubblicata contro la volontà dell’autore, e spacciata ancora per lungo tempo come interpretazione unica, si confronta in realtà con un quadro piuttosto diverso sottostante, e con un disagio dove la crisi di Virgilio si specchia in quella del tempo remoto del suo eroe. Lontano da ogni caricatura di marmo, Enea col suo popolo è un profugo allo sbando nel più grave collasso di sistema del mondo antico, quello che travolge l’età del bronzo (circa 1200-1150 a.C.): una crisi – climatica, politica, economica, culturale, religiosa – che dai Balcani al Caucaso, dall’Egeo al Nord Africa, dall’Anatolia giù per tutto il Levante e con ricadute fino al Mediterraneo occidentale vede migrazioni coatte, crolli d’imperi e nascite faticose di nuovi assetti, ibridazioni culturali improvvisamente accelerate e naturalmente recezione di tanto trauma nei miti.

Per maggiori dettagli, consulta la scheda in pdf

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Lezioni Recitate è un progetto nato nel 2011; promosso da Consiglio Regionale del Piemonte – Comitato Resistenza e Costituzione, è stato realizzato dalla Compagnia Marco Gobetti in collaborazione con il Centro studi Piero Gobetti; e successivamente con Unione culturale Franco Antonicelli, Parco Paleontologico Astigiano, ASTISS – Polo Universitario Asti Studi Superiori, Istituto di studi storici Gaetano Salvemini.

Dal 2016 il repertorio delle Lezioni Recitate si è arricchito, andando a toccare – oltre alla storia – la disciplina dell’archeologia; nel 2018 i titoli in repertorio diventano undici, con l’allestimento – pure nell’ambito del progetto “Riprendo la Storia – Conflitti, lavoro e migrazioni dalle Langhe al mondo” – di quattro nuove lezioni recitate, ascrivibili alla storia, all’archeologia, alla letteratura e all’antropologia.

20 maggio 2019 – la lezione recitata “Armare il confine” al Politecnico di Torino

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Lunedì 20 maggio 2019, h 17.30, Aula 7 Ingegneria – Politecnico di Torino – Corso Duca degli Abruzzi, 24
Replica promossa e ospitata da Politecnico di Torino, nell’ambito di “Conversazioni in biblioteca – III ciclo – 11° incontro: “Le mappe della disperazione”

ARMARE IL CONFINE
Chiudere le frontiere per aprirsi al conflitto: retorica e propaganda dalle trincee ai tempi di Frontex – Lezione recitata

di e con Anna Delfina Arcostanzo

Manuale per istituire un fronte, disponendo di una frontiera.
Premessa: frontiere. Chiudere le frontiere, controllare le frontiere, presidiare le frontiere, per stare al sicuro.
Far tornare a casa, a casa loro, coloro che minacciano di usarle quelle frontiere, di usarle per passare: rimpatriarli, respingerli, trattenerli, perché non ricomincino a muoversi e attraversare frontiere. Chiudere, chiudere le frontiere, per stare al sicuro.
Chiudere e stare al sicuro. Chiudere è stare al sicuro.
Abbiamo conosciuto frontiere disegnate a caso per tagliare, per ferire la terra e chi ci passa, o per appropriarsi di terra e di chi ci vive. Frontiere fossati, frontiere tagliole. Quelle piantate dai bianchi in terre africane sono così, dritte a caso, perché la terra non sia abitata, ma posseduta, perché come una cosa che si possiede possa essere aperta o chiusa alla propria sete.
Abbiamo conosciuto frontiere smembrate con una spallata, perché non si era stati capaci di chiuderle abbastanza forte; arretravano, quelle, morto dopo morto, insieme agli uomini a cui era stato comandato di difenderle. Altre sono state spazzate via con la mano, come vecchie ragnatele quando si deve passare e altre ancora sono andate a riempire di check point le terre sacre degli uomini, ché non ci entrassero più, di nascosto, gli dei. E gli dei, infatti, lì non c’entrano più.
Abbiamo conosciuto frontiere fatte da predoni per recintare i padroni di casa e frontiere che hanno risolto con un muro i flussi delle alternative. Frontiere fatte per essere chiuse e per potercisi chiudere.
Perché bisogna chiudersi nelle frontiere, per stare al sicuro, per fare fronte alla paura.
Eppure ci sono cose a cui, a volte, devi aprirti, se vuoi stare al sicuro, come le mani, come le frontiere.
Quelle volte, le frontiere vanno praticate, non chiuse, perché è attraverso di loro che scorre il flusso delle alternative, che garantisce la sopravvivenza dell’umano.
E tu? Hai abbastanza paura per chiuderti dentro una frontiera come un topo spaventato? Per trasformarla in un fronte, nel tuo personale fronte di guerra? Perché le guerre non si fanno senza popoli pieni di paure, senza popoli che abbiano rinunciato ad affacciarsi a una frontiera, lasciandosi convincere che era più sicuro star ben chiusi dietro a un fronte.

(Il testo della lezione è pubblicato nel volume Conflitti, lavoro e migrazioni – Quattro “Lezioni recitate”)

Scheda PDF lezione_recitata_ARMARE_IL_CONFINE

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Lezioni Recitate è un progetto nato nel 2011; promosso da Consiglio Regionale del Piemonte – Comitato Resistenza e Costituzione, è stato realizzato dalla Compagnia Marco Gobetti in collaborazione con il Centro studi Piero Gobetti; e successivamente con Unione culturale Franco Antonicelli, Parco Paleontologico Astigiano, ASTISS – Polo Universitario Asti Studi Superiori, Istituto di studi storici Gaetano Salvemini.

Dal 2016 il repertorio delle Lezioni Recitate si è arricchito, andando a toccare – oltre alla storia – la disciplina dell’archeologia; nel 2018 i titoli in repertorio diventano undici, con l’allestimento – pure nell’ambito del progetto “Riprendo la Storia – Conflitti, lavoro e migrazioni dalle Langhe al mondo” – di quattro nuove lezioni recitate, ascrivibili alla storia, all’archeologia, alla letteratura e all’antropologia.

18 maggio 2019 – la lezione recitata “Enea profugo” al festival “Tipicità in blu” di Ancona

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Sabato 18 maggio 2019, h 17.00, Mole Vanvitelliana, Ancona
Replica promossa e ospitata dal festival “Tipicità in blu

Lezione recitata –“ENEA PROFUGO”
di Franco Pezzini, con Andrea Caimmi

Ai nostri giorni di fronte a immagini di colonne di profughi, sensi d’identità minacciate, difficoltà di integrazioni culturali, crisi economica e crisi climatica, è ricorrente la sensazione di trovarci davanti a una situazione inedita, per cui non saremmo dotati di categorie adeguate: ed è provocatorio pensare che invece proprio i grandi poemi alla base della cultura occidentale già evochino un quadro di situazioni e di problemi non troppo dissimile. E se non ci forniscono risposte preconfezionate, aiutano a ragionare su quale categoria-futuro pensiamo di ridisegnare tutti assieme.
Nata su commissione di un principe ambizioso per celebrare una nuova età dell’oro, l’Eneide si sviluppa nel segno di una ben più profonda ricerca interiore, che resta incompiuta per la morte di Virgilio ma forse anche per l’impossibilità di conciliare presupposti ed esiti. La lettura trionfalistica e grevemente ideologica di grande poema imperiale con cui verrà pubblicata contro la volontà dell’autore, e spacciata ancora per lungo tempo come interpretazione unica, si confronta in realtà con un quadro piuttosto diverso sottostante, e con un disagio dove la crisi di Virgilio si specchia in quella del tempo remoto del suo eroe. Lontano da ogni caricatura di marmo, Enea col suo popolo è un profugo allo sbando nel più grave collasso di sistema del mondo antico, quello che travolge l’età del bronzo (circa 1200-1150 a.C.): una crisi – climatica, politica, economica, culturale, religiosa – che dai Balcani al Caucaso, dall’Egeo al Nord Africa, dall’Anatolia giù per tutto il Levante e con ricadute fino al Mediterraneo occidentale vede migrazioni coatte, crolli d’imperi e nascite faticose di nuovi assetti, ibridazioni culturali improvvisamente accelerate e naturalmente recezione di tanto trauma nei miti.

Per maggiori dettagli, consulta la scheda in pdf

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Lezioni Recitate è un progetto nato nel 2011; promosso da Consiglio Regionale del Piemonte – Comitato Resistenza e Costituzione, è stato realizzato dalla Compagnia Marco Gobetti in collaborazione con il Centro studi Piero Gobetti; e successivamente con Unione culturale Franco Antonicelli, Parco Paleontologico Astigiano, ASTISS – Polo Universitario Asti Studi Superiori, Istituto di studi storici Gaetano Salvemini.

Dal 2016 il repertorio delle Lezioni Recitate si è arricchito, andando a toccare – oltre alla storia – la disciplina dell’archeologia; nel 2018 i titoli in repertorio diventano undici, con l’allestimento – pure nell’ambito del progetto “Riprendo la Storia – Conflitti, lavoro e migrazioni dalle Langhe al mondo” – di quattro nuove lezioni recitate, ascrivibili alla storia, all’archeologia, alla letteratura e all’antropologia.

14 febbraio 2019 – La lezione recitata ARMARE IL CONFINE all’I.I.S. Piero Martinetti di Caluso (TO)

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N. 2 repliche (h 8.50 e h 11.30) promosse e ospitate da I.I.S. Piero Martinetti di Caluso

ARMARE IL CONFINE
Chiudere le frontiere per aprirsi al conflitto: retorica e propaganda dalle trincee ai tempi di Frontex – Lezione recitata

di e con Anna Delfina Arcostanzo

Manuale per istituire un fronte, disponendo di una frontiera.
Premessa: frontiere. Chiudere le frontiere, controllare le frontiere, presidiare le frontiere, per stare al sicuro.
Far tornare a casa, a casa loro, coloro che minacciano di usarle quelle frontiere, di usarle per passare: rimpatriarli, respingerli, trattenerli, perché non ricomincino a muoversi e attraversare frontiere. Chiudere, chiudere le frontiere, per stare al sicuro.
Chiudere e stare al sicuro. Chiudere è stare al sicuro.
Abbiamo conosciuto frontiere disegnate a caso per tagliare, per ferire la terra e chi ci passa, o per appropriarsi di terra e di chi ci vive. Frontiere fossati, frontiere tagliole. Quelle piantate dai bianchi in terre africane sono così, dritte a caso, perché la terra non sia abitata, ma posseduta, perché come una cosa che si possiede possa essere aperta o chiusa alla propria sete.
Abbiamo conosciuto frontiere smembrate con una spallata, perché non si era stati capaci di chiuderle abbastanza forte; arretravano, quelle, morto dopo morto, insieme agli uomini a cui era stato comandato di difenderle. Altre sono state spazzate via con la mano, come vecchie ragnatele quando si deve passare e altre ancora sono andate a riempire di check point le terre sacre degli uomini, ché non ci entrassero più, di nascosto, gli dei. E gli dei, infatti, lì non c’entrano più.
Abbiamo conosciuto frontiere fatte da predoni per recintare i padroni di casa e frontiere che hanno risolto con un muro i flussi delle alternative. Frontiere fatte per essere chiuse e per potercisi chiudere.
Perché bisogna chiudersi nelle frontiere, per stare al sicuro, per fare fronte alla paura.
Eppure ci sono cose a cui, a volte, devi aprirti, se vuoi stare al sicuro, come le mani, come le frontiere.
Quelle volte, le frontiere vanno praticate, non chiuse, perché è attraverso di loro che scorre il flusso delle alternative, che garantisce la sopravvivenza dell’umano.
E tu? Hai abbastanza paura per chiuderti dentro una frontiera come un topo spaventato? Per trasformarla in un fronte, nel tuo personale fronte di guerra? Perché le guerre non si fanno senza popoli pieni di paure, senza popoli che abbiano rinunciato ad affacciarsi a una frontiera, lasciandosi convincere che era più sicuro star ben chiusi dietro a un fronte.

(Il testo della lezione è pubblicato nel volume Conflitti, lavoro e migrazioni – Quattro “Lezioni recitate”)

Scheda PDF lezione_recitata_ARMARE_IL_CONFINE

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Lezioni Recitate è un progetto nato nel 2011; promosso da Consiglio Regionale del Piemonte – Comitato Resistenza e Costituzione, è stato realizzato dalla Compagnia Marco Gobetti in collaborazione con il Centro studi Piero Gobetti; e successivamente con Unione culturale Franco Antonicelli, Parco Paleontologico Astigiano, ASTISS – Polo Universitario Asti Studi Superiori, Istituto di studi storici Gaetano Salvemini.

Dal 2016 il repertorio delle Lezioni Recitate si è arricchito, andando a toccare – oltre alla storia – la disciplina dell’archeologia; nel 2018 i titoli in repertorio diventano undici, con l’allestimento – pure nell’ambito del progetto “Riprendo la Storia – Conflitti, lavoro e migrazioni dalle Langhe al mondo” – di quattro nuove lezioni recitate, ascrivibili alla storia, all’archeologia, alla letteratura e all’antropologia.

 

17 gennaio 2019 – La lezione recitata “Enea profugo” al Liceo Classico “E. Amaldi” di Novi Ligure

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Giovedì 17 gennaio 2019, h 15.30
Replica promossa e ospitata dal Liceo Classico “E. Amaldi” di Novi Ligure

Lezione recitata –“ENEA PROFUGO”
di Franco Pezzini, con Andrea Caimmi

Ai nostri giorni di fronte a immagini di colonne di profughi, sensi d’identità minacciate, difficoltà di integrazioni culturali, crisi economica e crisi climatica, è ricorrente la sensazione di trovarci davanti a una situazione inedita, per cui non saremmo dotati di categorie adeguate: ed è provocatorio pensare che invece proprio i grandi poemi alla base della cultura occidentale già evochino un quadro di situazioni e di problemi non troppo dissimile. E se non ci forniscono risposte preconfezionate, aiutano a ragionare su quale categoria-futuro pensiamo di ridisegnare tutti assieme.
Nata su commissione di un principe ambizioso per celebrare una nuova età dell’oro, l’Eneide si sviluppa nel segno di una ben più profonda ricerca interiore, che resta incompiuta per la morte di Virgilio ma forse anche per l’impossibilità di conciliare presupposti ed esiti. La lettura trionfalistica e grevemente ideologica di grande poema imperiale con cui verrà pubblicata contro la volontà dell’autore, e spacciata ancora per lungo tempo come interpretazione unica, si confronta in realtà con un quadro piuttosto diverso sottostante, e con un disagio dove la crisi di Virgilio si specchia in quella del tempo remoto del suo eroe. Lontano da ogni caricatura di marmo, Enea col suo popolo è un profugo allo sbando nel più grave collasso di sistema del mondo antico, quello che travolge l’età del bronzo (circa 1200-1150 a.C.): una crisi – climatica, politica, economica, culturale, religiosa – che dai Balcani al Caucaso, dall’Egeo al Nord Africa, dall’Anatolia giù per tutto il Levante e con ricadute fino al Mediterraneo occidentale vede migrazioni coatte, crolli d’imperi e nascite faticose di nuovi assetti, ibridazioni culturali improvvisamente accelerate e naturalmente recezione di tanto trauma nei miti.

Per maggiori dettagli, consulta la scheda in pdf

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Lezioni Recitate è un progetto nato nel 2011; promosso da Consiglio Regionale del Piemonte – Comitato Resistenza e Costituzione, è stato realizzato dalla Compagnia Marco Gobetti in collaborazione con il Centro studi Piero Gobetti; e successivamente con Unione culturale Franco Antonicelli, Parco Paleontologico Astigiano, ASTISS – Polo Universitario Asti Studi Superiori, Istituto di studi storici Gaetano Salvemini.

Dal 2016 il repertorio delle Lezioni Recitate si è arricchito, andando a toccare – oltre alla storia – la disciplina dell’archeologia; nel 2018 i titoli in repertorio diventano undici, con l’allestimento – pure nell’ambito del progetto “Riprendo la Storia – Conflitti, lavoro e migrazioni dalle Langhe al mondo” – di quattro nuove lezioni recitate, ascrivibili alla storia, all’archeologia, alla letteratura e all’antropologia.

 

 

12 dicembre 2018 | Presso il Centro Sociale della Comunità Ebraica di Torino, la lezione recitata “Umberto Terracini – La politica come partecipazione collettiva e difesa dell’autonomia individuale”

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Mercoledì 12 dicembre 2018 alle 20.30, con ingresso libero e gratuito, presso il Centro Sociale della Comunità Ebraica di Torino, va in scena la lezione recitata “Umberto Terracini – La politica come partecipazione collettiva e difesa dell’autonomia individuale”; il testo, dello storico Leonardo Casalino (Professeur des universités en études italiennes à l’Université Grenoble Alpes), è interpretato da Marco Gobetti, attore dell’omonima compagnia. La replica è promossa da As.S.E.T – Associazione ex Allievi e amici della scuola Ebraica di Torino, nell’ambito dell’evento “1938–1948 Dalle Leggi razziali alla Costituzione“.

“Umberto Terracini – La politica come partecipazione collettiva e difesa dell’autonomia individuale” debuttò a Torino nel 2012, nell’ambito del progetto Lezioni Recitate (www.lezionirecitate.wordpress.com).
Umberto Terracini (1895-1983) è stato uno dei protagonisti del Novecento italiano, capace in 70 anni di militanza di mantenere una straordinaria coerenza politica. La lezione ripercorre la sua vita di testimone del ventesimo secolo: la formazione giovanile a Torino e la scelta de “l’Ordine Nuovo” e della fondazione del Pci, la detenzione nelle carceri fasciste e l’isolamento personale e politico del confino, la partecipazione alla repubblica partigiana dell’Ossola e il ruolo di padre della Costituzione nel 1948. Come un filo rosso risalta la sua coraggiosa e anticipatrice rivendicazione del “diritto al dissenso” nelle travagliate vicende del Pci, fino all’ultima battaglia critica contro il “compromesso storico”.

Lezioni recitate è un progetto nato nel 2011; promosso da Consiglio Regionale del Piemonte – Comitato Resistenza e Costituzione, è stato realizzato dall’Ass. cult. Compagnia Marco Gobetti in collaborazione con il Centro studi Piero Gobetti; e, recentemente, con Unione culturale Franco Antonicelli, Parco Paleontologico Astigiano, Polo Universitario Asti Studi Superiori, Istituto di studi storici Gaetano Salvemini, Turismo in Langa.
I primi testi scritti per il progetto Lezioni Recitate sono pubblicati nel volume Lezioni recitabili, di Leonardo Casalino, a cura di Gabriela Cavaglià e Marco Gobetti, Edizioni SEB27 (http://www.seb27.it/content/lezioni-recitabili).

Gli ultimi testi, messi in scena nell’ambito del progetto “Riprendo la storia – Conflitto, lavoro e migrazione dalle Langhe al mondo“, sono pubblicati nel volume  Conflitti, lavoro e migrazioni – Quattro “Lezioni recitate”, di Anna Delfina Arcostanzo, Valentina Cabiale, Leonardo Casalino, Franco Pezzini – A cura di Marco Brunazzi e Marco Gobetti – Edizioni SEB27, Torino 2018