Riflessioni di Giulia Barattini

Giulia Barattini è una studentessa della classe V del Liceo Classico “E. Amaldi” di Novi Ligure, la quale, dopo avere assistito alla “Lezione Antonicelli” (replica del 19 ottobre 2015), ha scritto:

01« L’importanza della storia risiede nel risveglio delle coscienze e degli animi, intorpiditi dopo un lungo sonno. Quanto spesso, invece, è stata strumentalizzata a fini propagandistici, o ridotta a scontata lezione su manuali fitti di date, ma neutri per quanto riguarda ogni passione e ogni forza, inscritte negli eventi.
Questa é, invece, la vera magia del teatro: portare alle orecchie le parole urlate dai personaggi ammutoliti all’interno dei libri, sul palco liberi invece di raccontarsi a noi in una lezione che non è piú frontale.
Spesso si parla, per quanto riguarda gli avvenimenti, grandi o piccoli che siano, dei momenti eclatanti, delle grandi gesta e di ció che conviene. Penso sia necessario, invece, penetrare nei dettagli anche ricorrendo a mezzi inusuali: l’uso della parola, la cadenza nel parlare, le abitudini taciute, necessarie a comprendere la persona su cui si costruisce il personaggio. Puó nascere cosí, nei ragazzi, l’interesse per qualcosa di lontano da noi nel tempo e nello spazio, e al contempo di cosí vicino, riacceso dal calore umano che solo la recitazione puó dare. Perchè un socialista possa diventare un uomo comune che si profuma la mattina, le cui gambe tremano prima di pronunciare un discorso; e solo così, forse, un giovane sfiduciato nel futuro, può tornare a credere nelle proprie capacità di azione sul presente. È l’imperitura questione dell’intellettuale al servizio del popolo, che a sua volta si riunisce spontaneamente per comprendere e comprendersi; è la πολις che rinuncia a uno spazio di puro lavoro per dedicarsi a qualcosa di alto e veramente sentito.
Nel teatro, inoltre, nulla è lasciato al caso: i passi sono misurati, la tonalità della voce adeguata a ogni circostanza, e cosí le date non sono più contenitori ma scenari, e gli eventi momenti fantastici e avvincenti.
In un Paese che sperpera la parola, che chiede dibattiti sulla Buona Scuola, e che vede la cultura spesso unicamente come fonte di guadagno, chi si adopera davvero per cambiare qualcosa è visto come un salmone che risale il fiume. A lungo termine, peró, solo i pesci morti vanno con la corrente, e ci si rende conto che non sono i banchi, o le lavagne multimediali, a garantire ció di cui abbiamo bisogno, ma le persone in quanto esseri umani, che vivono e sentono davvero ció che dicono, che se ne appropriano per elargirlo agli altri.
Certo, il confine tra libertà di espressione e imposizione di un parere, seppur involontariamente, diviene allora quanto mai labile, e persiste il rischio di fraintendere, ma occorre giudicare, affinché un’interpretazione possibile si imponga come una preziosa occasione di arricchimento culturale, piú che di apprendimento nozionistico.
Perchè le piú grandi tecnologie rimarranno sempre gli occhi.»

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